
Martedì l’oro spot è tornato in territorio negativo, mentre le forti oscillazioni del prezzo del petrolio continuavano a influenzare l’andamento dei mercati, registrando un calo giornaliero dello 0,31% ma restando al di sopra del minimo intraday. In precedenza, notizie non confermate avevano indicato che Stati Uniti e Iran avevano fatto concessioni sul programma nucleare iraniano e sullo sblocco dei fondi congelati. I prezzi del petrolio erano brevemente scesi, offrendo all’oro un certo sostegno per un rimbalzo. Il greggio ha però successivamente recuperato parte delle perdite. Le notizie di un attacco statunitense all’isola iraniana di Qeshm hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio.

Dallo scoppio del conflitto a fine febbraio, la relazione tra i prezzi del petrolio e le aspettative sui tassi d’interesse è stata uno dei principali fattori alla base dell’andamento delle quotazioni dell’oro, che spesso si sono mosse in direzione opposta a quelle del greggio. L’aumento dei costi energetici accentua le pressioni inflazionistiche, inducendo le banche centrali, in particolare la Federal Reserve, a mantenere elevati i tassi d’interesse o a inasprire ulteriormente la politica monetaria.
La Fed ha aumentato i tassi d’interesse di 25 punti base a settembre e ha fatto una pausa a ottobre, ribadendo al contempo il proprio impegno per la stabilità dei prezzi e lasciando aperta la possibilità di ulteriori rialzi. Lo strumento CME FedWatch stima al 75% la probabilità di un aumento dei tassi a dicembre. L’incertezza in Medio Oriente, le forti oscillazioni dei prezzi del petrolio e le aspettative di un orientamento restrittivo della Fed continuano a sostenere il dollaro, esercitando un’ulteriore pressione al ribasso sull’oro.
Gli investitori si trovano ora di fronte alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il cui esito potrebbe influenzare il dollaro e, di conseguenza, le quotazioni dell’oro. Commerzbank ha dichiarato che, se i repubblicani perdessero la maggioranza sia alla Camera dei rappresentanti sia al Senato, il dollaro potrebbe subire maggiori pressioni al ribasso a causa dell’indebolimento del sostegno politico complessivo all’amministrazione Trump. Anche se il controllo passasse di mano soltanto alla Camera, il dollaro incontrerebbe comunque qualche difficoltà, sebbene l’impatto sarebbe più limitato. Al contrario, se i repubblicani mantenessero il controllo di entrambe le camere, il dollaro ne trarrebbe sostegno.
Anche gli sviluppi successivi alle elezioni di metà mandato avranno un’influenza importante sul dollaro. Se Trump intensificasse ulteriormente il conflitto con l’Iran e avviasse una nuova serie di attacchi, i prezzi dell’energia salirebbero nel breve termine e anche la propensione al rischio dei mercati cambierebbe. In un simile contesto di maggiore avversione al rischio, il dollaro beneficerebbe del proprio status di valuta rifugio, come già avvenuto nelle fasi iniziali del conflitto con l’Iran.
Analisi di mercato:
Il rapporto sull’occupazione non agricola statunitense, in uscita questo venerdì, è uno degli indicatori più importanti per l’orientamento della politica monetaria della Fed. I mercati si trovano attualmente in una tipica fase in cui gli operatori adeguano il proprio posizionamento al mutare delle aspettative. Se i dati sull’occupazione saranno solidi, i mercati ridimensioneranno le aspettative di tagli dei tassi e spingeranno al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, ponendo probabilmente fine in breve tempo a un eventuale rimbalzo dell’oro. Al contrario, solo un significativo indebolimento dei dati sull’occupazione, tale da alimentare le aspettative di tagli dei tassi e indebolire il dollaro, potrebbe offrire all’oro un sostegno sufficiente a superare la resistenza a 4.000 dollari. Nel frattempo, il proseguimento degli acquisti di oro da parte delle banche centrali di tutto il mondo e il graduale ritorno degli afflussi negli ETF sull’oro sostengono le quotazioni nel lungo periodo. Tuttavia, questi flussi d’investimento tendono a svilupparsi gradualmente e difficilmente provocheranno bruschi movimenti di mercato nel breve termine.