
Martedì Olaf Sleijpen, presidente della De Nederlandsche Bank e membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE), ha dichiarato che «lo shock legato all’Iran è più persistente di quanto si pensasse in precedenza», osservando tuttavia che la banca centrale non rileva «ancora effetti di secondo impatto».
Sleijpen ha aggiunto che «l’aumento dei rischi energetici ha ripercussioni sull’inflazione» e che la stretta monetaria sta rallentando l’economia dell’Unione europea.
Lo shock legato all’Iran è più persistente di quanto si pensasse in precedenza
Non riscontriamo ancora veri e propri effetti di secondo impatto
L’aumento dei rischi energetici ha ripercussioni sull’inflazione
La stretta monetaria sta rallentando l’economia europea
I problemi della Francia devono essere risolti a Parigi

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria dell’area. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, ossia un’inflazione intorno al 2%. Lo strumento principale per raggiungere questo obiettivo è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati tendono a rafforzare l’euro e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria durante riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono adottate dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.
In situazioni estreme, la Banca centrale europea può ricorrere a uno strumento di politica monetaria chiamato allentamento quantitativo (Quantitative Easing, QE). Il QE è il processo mediante il quale la BCE crea euro e li utilizza per acquistare attività finanziarie – solitamente titoli di Stato o obbligazioni societarie – da banche e altre istituzioni finanziarie. Il QE tende a indebolire l’euro. Il QE è una misura di ultima istanza, adottata quando è improbabile che la sola riduzione dei tassi di interesse consenta di raggiungere l’obiettivo della stabilità dei prezzi. La BCE vi ha fatto ricorso durante la grande crisi finanziaria del 2009-2011, nel 2015, quando l’inflazione rimaneva persistentemente bassa, e durante la pandemia di Covid.
La stretta quantitativa (Quantitative Tightening, QT) è il processo inverso rispetto al QE. Viene attuata dopo il QE, quando è in corso una ripresa economica e l’inflazione inizia a salire. Mentre con il QE la Banca centrale europea (BCE) acquista titoli di Stato e obbligazioni societarie dalle istituzioni finanziarie per fornire loro liquidità, con il QT la BCE interrompe gli acquisti di ulteriori obbligazioni e smette di reinvestire il capitale rimborsato alla scadenza dei titoli già in portafoglio. Di norma, il QT ha un effetto positivo (o rialzista) sull’euro.