Previsioni sul cambio EUR/JPY: scambi intorno a 176,50, sopra la media mobile esponenziale a nove giorni

  • EUR/JPY potrebbe testare il supporto immediato in corrispondenza dell’EMA a nove giorni a 176,33.
  • L’indice di forza relativa a 14 giorni si attesta a 42,64, segnalando un debole slancio rialzista.
  • La principale resistenza si trova sul limite superiore del canale discendente, vicino a 178,00.

EUR/JPY guadagna terreno dopo aver recuperato le recenti perdite della seduta precedente e oscilla intorno a 176,40 durante la sessione asiatica di lunedì. L’analisi tecnica del canale discendente sul grafico giornaliero indica che il cross valutario mantiene un orientamento chiaramente ribassista.

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Il cross EUR/JPY mantiene un orientamento ribassista nel breve termine, restando al di sotto della media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni. Il cross mostra soltanto una modesta stabilizzazione, con il prezzo appena al di sopra dell’EMA a nove giorni, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 14 giorni, a 42,64, rimane sotto la linea neutrale di 50 e suggerisce uno slancio rialzista contenuto piuttosto che una ripresa decisa.

Il cross EUR/JPY potrebbe testare il supporto immediato in corrispondenza dell’EMA a nove giorni a 176,33, seguito dal minimo a 12 mesi di 175,07, toccato il 30 ottobre. Un ulteriore supporto si trova sul limite inferiore del canale discendente, intorno a 174,40. Una rottura al di sotto del canale aprirebbe la strada a un movimento del cross valutario verso l’area del minimo a 15 mesi a 169,72.

Al rialzo, il cross EUR/JPY potrebbe salire verso il limite superiore del canale discendente, vicino a 178,00, seguito dall’EMA a 50 giorni a 178,79. Una rottura confermata al di sopra della media dei prezzi di medio termine determinerebbe un’inversione rialzista, favorendo un movimento del cross EUR/JPY verso l’area del massimo storico di 187,95, raggiunto il 17 aprile.

EUR/JPY: grafico giornaliero

Il dollaro resta sotto pressione tra il crollo dei tecnologici e l’orientamento restrittivo della Fed

Elias Haddad di Brown Brothers Harriman sostiene che le vendite in corso sui titoli tecnologici probabilmente manterranno il dollaro sotto pressione nel breve termine, con «l’indice del dollaro USA (DXY) che probabilmente testerà il supporto a 101,00». Tuttavia, sottolinea che «la forte attività economica statunitense e le crescenti pressioni sui prezzi rafforzano l’orientamento restrittivo della Fed, mantenendo i differenziali dei tassi favorevoli all’USD», suggerendo che gli eventuali ribassi del dollaro potrebbero essere contenuti dal sostegno di fondo offerto dal quadro macroeconomico e dalla politica monetaria.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di scambi superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo principale strumento è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria in riunioni che si tengono otto volte all’anno. Le decisioni sono adottate dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), rappresentano un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano una destinazione per i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori quali il PIL, gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia solida è favorevole all’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché questi paesi rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta acquisterà valore per il solo effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.