
Volkmar Baur di Commerzbank sostiene che il buon risultato dei Democratici alle elezioni statunitensi abbia innescato un iniziale indebolimento del dollaro rispetto all’euro e potrebbe pesare sui rendimenti dei Treasury USA e sui titoli azionari, in particolare quelli del settore tecnologico. Baur evidenzia un potenziale rallentamento degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, minori pressioni di Trump sulla Fed e un possibile spostamento verso il centro dello schieramento politico, che potrebbe ridurre nel tempo il premio per il rischio politico incorporato nel dollaro statunitense.

«In una prima reazione, il dollaro statunitense ha perso circa mezzo punto percentuale rispetto all’euro, suggerendo che anche i mercati siano stati colti di sorpresa dal risultato e non lo avessero pienamente scontato. Due fattori potrebbero rafforzare questo movimento nel breve termine. In primo luogo, il controllo dei Democratici sia della Camera sia del Senato dovrebbe rendere improbabili ulteriori misure di espansione fiscale nei prossimi due anni».
«In secondo luogo, una maggioranza democratica potrebbe rallentare il rapido ritmo degli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e nei centri dati».
«È probabile che oggi i titoli azionari statunitensi, e in particolare il Nasdaq, caratterizzato da una maggiore presenza di titoli tecnologici, subiscano pressioni. Come abbiamo già osservato, negli ultimi mesi il dollaro statunitense ha beneficiato in misura significativa dell’entusiasmo per l’azionario USA e dei conseguenti afflussi di capitale. La debolezza del dollaro potrebbe quindi consolidarsi ulteriormente nelle prossime ore».
«Se gli investimenti iniziassero a perdere slancio, i mercati potrebbero cominciare a scontare una fase di crescita più debole negli Stati Uniti, il che peserebbe sul dollaro».
«Se il dibattito politico negli Stati Uniti tornasse a orientarsi in una direzione più costruttiva, un’ipotesi, va detto, tutt’altro che scontata, ciò potrebbe ridurre il premio per il rischio politico incorporato nel dollaro statunitense e fornire alla valuta un sostegno strutturale nel più lungo periodo».
(Questo articolo è stato realizzato con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un redattore. Scopri di più.)