L’oro crolla sotto i 4.100 dollari: i dati NFP nettamente superiori alle attese rafforzano le probabilità di un rialzo dei tassi della Fed

  • L’oro perde quasi l’1% e scende a 4.060 dollari dopo aver toccato un massimo di 4.106 dollari.
  • Negli USA i nuovi occupati balzano a 165.000 contro i 65.000 attesi, la disoccupazione scende al 4,1%.
  • La probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre sale al 77%, mentre il dollaro USA riconquista quota 102,00.

Il prezzo dell’oro arretra dopo aver toccato un massimo di 4.106 dollari, perdendo quasi l’1% venerdì, dopo che il rapporto sull’occupazione statunitense ha superato nettamente le previsioni e accresciuto le probabilità che la Federal Reserve (Fed) possa aumentare i tassi nella riunione di dicembre. Al momento della stesura, XAU/USD è scambiato a 4.060 dollari.

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XAU/USD inverte la rotta dopo i solidi dati sul lavoro USA; attenzione al CPI statunitense della prossima settimana

Il clima di mercato resta positivo: gli investitori hanno approfittato dei ribassi per acquistare azioni statunitensi, mentre i nuovi occupati nei settori non agricoli (Nonfarm Payrolls, NFP) di ottobre hanno raggiunto quota 165.000, superando le previsioni di 65.000. Anche il dato NFP del mese precedente è stato rivisto al rialzo, da 29.000 a 60.000. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,2% al 4,1%, grazie alle assunzioni effettuate dai datori di lavoro in un’ampia gamma di settori.

Questi dati sul lavoro statunitense e il positivo rapporto sulla fiducia dei consumatori USA dell’Università del Michigan mostrano che l’economia resta resiliente nonostante la volatilità dei prezzi energetici. L’indice di fiducia dei consumatori di novembre è salito lievemente a 51 dai 48 di ottobre, mentre le aspettative di inflazione a un anno sono scese dal 4,7% al 4,3%.

L’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere di sei valute, guadagna lo 0,62% e si attesta sopra la soglia di 102,00, riconquistata dopo il rapporto NFP.

Gli investitori hanno rafforzato le scommesse su un orientamento restrittivo della Federal Reserve (Fed), puntando su un rialzo dei tassi nella riunione di dicembre: secondo lo strumento CME FedWatch, la probabilità è salita dal 67% di giovedì al 77%.

Il presidente della Fed di St. Louis, Alberto Musalem, ha dichiarato che «le persone restano preoccupate per l’inflazione al livello attuale», aggiungendo che le aspettative di inflazione rimangono ancorate e che l’attuale eccesso di inflazione è dovuto agli shock energetici e allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Nonostante ciò, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono scesi dai massimi intraday, con il Treasury decennale che rende il 4,840%, in rialzo dello 0,1%.

Nel frattempo sono proseguiti i negoziati tra Stati Uniti e Iran, con le agenzie di stampa che riferiscono della possibilità di un accordo. Gli Houthi hanno tuttavia continuato il loro attacco all’Arabia Saudita.

Nonostante i colloqui in corso, secondo alcune notizie Teheran si starebbe preparando a una possibile escalation. Al Arabiya, citando la stampa israeliana, ha riferito che «l’America sta pianificando un’operazione intensa e rapida contro l’Iran per raggiungere un accordo sul nucleare a condizioni migliori».

Oltre a questi sviluppi, gli operatori sul mercato dell’oro guardano ai dati sull’inflazione statunitense della prossima settimana, alle richieste di sussidio di disoccupazione e ai commenti dei funzionari della Fed.

Prospettive tecniche di XAU/USD: l’oro fatica a quota 4.100 dollari e arretra

I prezzi dell’oro sono arretrati dopo aver toccato giovedì un massimo settimanale di 4.146 dollari. Da allora, XAU/USD è sceso sotto i 4.100 dollari, con un orientamento ancora incerto ma tendente al ribasso. Lo slancio è diventato ribassista, con l’indice di forza relativa (RSI) che ha invertito la rotta in prossimità del livello neutrale. Si prevede quindi che il metallo giallo chiuda la settimana vicino a livelli già noti, nell’intervallo compreso tra 4.050 e 4.150 dollari, in attesa dei dati sull’inflazione statunitense della prossima settimana.

Per proseguire al rialzo, il metallo privo di rendimento deve superare l’area di confluenza delle medie mobili semplici (SMA) a 100 e 50 giorni, rispettivamente a 4.197 e 4.202 dollari. Il superamento aprirebbe la strada a un test di quota 4.300 dollari.

Affinché i venditori riprendano il controllo, l’oro deve scendere sotto quota 4.000. Una rottura di questo livello potrebbe accentuare la tendenza ribassista, con i successivi supporti chiave individuati nel minimo giornaliero del 4 novembre a 3.919 dollari e, a seguire, nel minimo da inizio anno del 30 ottobre a 3.879 dollari.

Grafico giornaliero dell’oro

Domande frequenti sull’oro

L’oro ha svolto un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità, essendo stato ampiamente utilizzato come riserva di valore e mezzo di scambio. Oggi, oltre a essere apprezzato per la sua lucentezza e impiegato in gioielleria, il metallo prezioso è generalmente considerato un bene rifugio, ossia un buon investimento nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre ampiamente considerato una copertura contro l’inflazione e il deprezzamento delle valute, poiché non dipende da alcun emittente o governo specifico.

Le banche centrali sono i maggiori detentori di oro. Per sostenere le proprie valute nei periodi di turbolenza, tendono a diversificare le riserve e ad acquistare oro per rafforzare la percezione della solidità dell’economia e della moneta. Riserve auree elevate possono rafforzare la fiducia nella solvibilità di un Paese. Secondo i dati del World Gold Council, nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto alle proprie riserve 1.136 tonnellate di oro, per un valore di circa 70 miliardi di dollari. Si tratta del maggiore volume di acquisti annui dall’inizio delle rilevazioni. Le banche centrali delle economie emergenti, come Cina, India e Turchia, stanno aumentando rapidamente le proprie riserve auree.

L’oro presenta una correlazione inversa con il dollaro statunitense e i titoli di Stato USA, entrambi importanti attività di riserva e beni rifugio. Quando il dollaro si deprezza, l’oro tende a salire, consentendo agli investitori e alle banche centrali di diversificare le proprie attività nei periodi di turbolenza. L’oro presenta inoltre una correlazione inversa con le attività rischiose. Un rialzo del mercato azionario tende a indebolire il prezzo dell’oro, mentre le vendite massicce sui mercati più rischiosi tendono a favorire il metallo prezioso.

Il prezzo può variare in risposta a un’ampia gamma di fattori. L’instabilità geopolitica o i timori di una profonda recessione possono far salire rapidamente il prezzo dell’oro grazie al suo ruolo di bene rifugio. Essendo un’attività priva di rendimento, l’oro tende a salire quando i tassi di interesse diminuiscono, mentre un costo del denaro più elevato di solito penalizza il metallo giallo. Tuttavia, la maggior parte dei movimenti dipende dall’andamento del dollaro statunitense (USD), poiché l’oro è quotato in dollari (XAU/USD). Un dollaro forte tende a contenere il prezzo dell’oro, mentre un dollaro più debole tende a spingerlo al rialzo.