Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che nuovi attacchi contro l’Iran sono improbabili se i colloqui faranno progressi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che è «altamente improbabile» che ordini ulteriori attacchi contro l’Iran se si registreranno progressi nei colloqui sul programma nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato domenica dalla CNN.

«Dipende dal fatto che firmino o meno un accordo molto solido», ha dichiarato Trump. «La risposta è che è altamente improbabile che sia necessario». «Lo farei se fosse necessario, ma li abbiamo colpiti molto duramente», ha aggiunto Trump.

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Gli sforzi diplomatici sono tornati al centro dell’attenzione dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti della scorsa settimana, mentre il Qatar, principale mediatore tra Stati Uniti e Iran, ha dichiarato che Teheran stava esaminando alcune proposte riguardanti il suo programma nucleare.

Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato domenica che, nei giorni successivi alle elezioni statunitensi, i mediatori non avevano compiuto progressi né intrapreso alcuna iniziativa.

Su un altro fronte, un attacco degli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, ha danneggiato uno degli edifici simbolo del distretto finanziario della capitale saudita. Nel frattempo, gli uffici del colosso petrolifero Saudi Aramco hanno subito lievi danni mentre domenica la città respingeva una nuova raffica di missili balistici e da crociera.

Domande frequenti sulla propensione al rischio

Nel gergo finanziario, i due termini molto diffusi «risk-on» e «risk-off» indicano il livello di rischio che gli investitori sono disposti ad assumersi nel periodo di riferimento. In un mercato «risk-on», gli investitori sono ottimisti sul futuro e più propensi ad acquistare attività rischiose. In un mercato «risk-off», gli investitori iniziano a «giocare sul sicuro» perché sono preoccupati per il futuro e acquistano quindi attività meno rischiose, che offrono maggiori certezze di rendimento, anche se relativamente modesto.

In genere, nelle fasi «risk-on» i mercati azionari salgono e anche la maggior parte delle materie prime, ad eccezione dell’oro, acquista valore, beneficiando di prospettive di crescita positive. Le valute dei Paesi che sono grandi esportatori di materie prime si rafforzano grazie all’aumento della domanda, e le criptovalute salgono. In un mercato «risk-off», le obbligazioni salgono, soprattutto i principali titoli di Stato, l’oro brilla e le valute rifugio, come lo yen giapponese, il franco svizzero e il dollaro statunitense, ne beneficiano.

Il dollaro australiano (AUD), il dollaro canadese (CAD), il dollaro neozelandese (NZD) e valute minori come il rublo (RUB) e il rand sudafricano (ZAR) tendono tutti ad apprezzarsi nei mercati «risk-on». Questo perché la crescita delle rispettive economie dipende fortemente dalle esportazioni di materie prime, i cui prezzi tendono a salire nelle fasi di propensione al rischio. Gli investitori prevedono infatti un aumento della domanda futura di materie prime dovuto all’intensificarsi dell’attività economica.

Le principali valute che tendono ad apprezzarsi nelle fasi «risk-off» sono il dollaro statunitense (USD), lo yen giapponese (JPY) e il franco svizzero (CHF). Il dollaro statunitense beneficia del suo ruolo di valuta di riserva mondiale e del fatto che, nei periodi di crisi, gli investitori acquistano titoli di Stato statunitensi, considerati sicuri perché è improbabile che la maggiore economia mondiale risulti insolvente. Lo yen beneficia dell’aumento della domanda di titoli di Stato giapponesi, poiché una quota elevata di questi è detenuta da investitori nazionali che difficilmente li venderebbero in massa, anche durante una crisi. Il franco svizzero beneficia delle rigorose leggi bancarie svizzere, che offrono agli investitori una maggiore protezione del capitale.